Storicamente, quando la borghesia spagnola ha cercato di unificare sulla stessa base statuale il paese iberico, ha dovuto prendere atto che sia nel Paese basco che in Catalogna esistevano già dei mercati nazionali creati da borghesie regionali con interessi propri e con uno sviluppo molto avanzato. La creazione di uno Stato-nazione con un’unica lingua, cultura ed economia non poteva che cozzare frontalmente con l’esistenza di altri contesti economico-politici già consolidati. A partire dalla fine del XIX secolo e durante tutto il XX secolo, allorché si sviluppa il nazionalismo catalano, la caratteristica di classe che dà la sua impronta a tale scontro è, per un verso, il conflitto di interessi commerciali e industriali tra le differenti borghesie per la ripartizione territoriale del plusvalore estorto alla classe operaia: un conflitto che si svolge in un quadro di ‘unità-lotta’, coinvolgendo gli strati popolari che aspirano legittimamente a difendere il loro patrimonio culturale e la loro identità. Per un altro verso, entrambe le borghesie condividevano e condividono un interesse comune basato sulla loro posizione di classi dominanti e sfruttatrici della classe operaia. Di conseguenza, entrambe le borghesie si sono saldate in un blocco ferreo quando si è trattato di schiacciare la maggioranza della popolazione sfruttata. Del resto, è vero che in nessun momento della sua storia la borghesia catalana ha aspirato all’indipendenza. Durante tutto il XX secolo vi è stata infatti una costante collaborazione tra le borghesie ed i loro rappresentanti politici, sia che si trattasse dell’appoggio al franchismo o della guerra civile, dei patti costituzionali o del sostegno alle leggi e ai governi della transizione dal franchismo al post-franchismo.
L’alleanza di classi che costituisce la base sociale dello Stato spagnolo è quindi un blocco oligarchico-borghese che, in quanto tale, non è né catalano né basco né madrileno, poiché è un blocco di carattere spagnolo che fornisce il quadro politico-istituzionale unitario ad un processo di accumulazione che, a sua volta, non è di tipo nazionale, ma si situa in un preciso quadro statale. La domanda chiave è pertanto questa: chi dirige il processo indipendentista catalano? Dovrebbe essere chiaro che non è guidato dalla classe operaia catalana, ma da frazioni borghesi e, in particolare, da vasti settori della piccola borghesia investiti dai processi di proletarizzazione e schiacciati dai processi di concentrazione e centralizzazione del capitale monopolistico sottesi allo sviluppo dell’imperialismo spagnolo. Tali settori sono i principali protagonisti dell’attuale mobilitazione e identificare i loro interessi di classe come il vettore di detta mobilitazione è la premessa indispensabile affinché non si finisca col lavorare per il re di Prussia, facendo passare interessi estranei alla classe operaia come se fossero interessi di quest’ultima e spingendola a partecipare a lotte dalle quali essa non ha alcuna possibilità di ottenere alcun reale miglioramento delle sue condizioni di vita e di lavoro.
Eros Barone
Settembre 2017
Circolo Culturale Proletario di Genova